Casa al mare. Stanotte nonna mi ha chiamato. Non riusciva a dormire. L’ho aiutata ad alzarsi. Ci siamo presi uno yogurt.

 

“Buono”, ha detto. “Con te sto bene”.

“Nonna?!”.

“Eh?!”.

“Quest’anno fai novantanove anni”.

“Ma dimmi tu!”.

 

Evviva!

 

 

Si può essere felici a 99 anni?

Beh, a pensarla superficialmente si dovrebbe subito dire che sì, certo, se si arriva a quell’età come si fa a non essere felici?!

Invece la vita è fatta di attimi, si misura in momenti, e non importa che tu abbia vent’anni o novanta: se sei felice, sei felice, se soffri, soffri.

E a novantanove è molto più facile soffrire che essere felici.

Non c’è una malattia ad aggredirti, ce ne sono decine, e una su tutte: si chiama vecchiaia.

Sì, la vecchiaia non è una malattia, lo so. Ma da vecchi tutto si fa difficile, anche le azioni quotidiane più banali, come mangiare, diventano un traguardo, sono un’impresa.

Allora, se la tua mente non ha lasciato il senno, ammalandosi anche lei come il resto del corpo, e sei presente a te stesso, vivere è una dura lotta quotidiana.

Sei imprigionato in un corpo di novantanove anni, che non è indipendente. Non vedi più, perché i tuoi occhi ti hanno mollato, uno per un intervento fatto male, l’altro che percepisce solo vaghe ombre nello spazio.

Non senti più, da una lato per niente, dall’altro solo se chi ti parla ha l’accortezza di farlo vicino all’orecchio.

Non cammini più, dopo due fratture, una per femore, dovute all’osteoporosi che avanza con l’avanzare degli anni, e che riduce le tue ossa alla consistenza di un grissino, che dire, è un miracolo se ancora le muovi quelle gambe, anche se ci riesci a fatica solo quando provi con grande sforzo a girarti nel letto.

Insomma, a 99 anni, se sei fortunato, alla meglio dipenderai in tutto e per tutto dagli altri. Dovrai sperare che avranno la pazienza e il tempo di nutrirti, vestirti, lavarti, spostarti, prendersi cura del tuo corpo, e di te.

Solo dopo aver vissuto tutto questo, ci si potrà chiedere se si può essere davvero felici, a 99 anni.

Ebbene, oggi mia nonna, che è in queste condizioni, che ha vissuto due guerre ed è sopravvissuta a molte generazioni dopo di lei, si è avvicinata all’orecchio e abbracciandomi ha detto: “lo sai?! Sono felice”.

 

Ecco, se la vita merita d’essere vissuta completamente, è anche per momenti come questo.

“Il sorriso di Emilia”, di Federico Caramadre Ronconi; Hermes Edizioni
www.ilsorrisodiemilia.it

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