1. Ottobre, 7. Verso casa

 

Inutile temporeggiare. Aspettare che il tempo faccia il suo corso sperando altro. È come guardare il fondo del burrone su dal ciglio. Un passo già fin troppo avanti per retrocedere.

Firmo tutto quello che c’è da firmare.

Mille volte su e giù tra gli uffici e la corsia per capire quali fogli manchino: quali autorizzazioni, quali firme e dove, quali incartamenti astrusi. Per avere con me quello che è mio.

Mi manca mia nonna. A lei il mio affetto.

Rendetemela. Qui non le farete praticamente niente. A parte i danni che avete già dimostrato di saper fare. Niente che giustifichi la sua permanenza tra queste corsie sciatte abitate dal dolore indotto. Neppure una mano di vernice vivace intorno. Si tratta solo di tenere occupato un letto. Ecco tutto.

Chiamo la Croce Rossa. Sempre molto cortesi e disponibili tutti. Oramai ho l’abbonamento. La farò caricare in ambulanza e la riporterò a casa, dove mi occuperò di farla curare al meglio.

Al meglio.

Sì, siamo soli di fronte alla sofferenza.

Cosa mi porterò dietro di tutta questa storia?!

“Il sorriso di Emilia”, di Federico Caramadre Ronconi; Hermes Edizioni
www.ilsorrisodiemilia.it

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