Cento…

Cosa ti scriverà in nome di una comunità un sindaco, nonna?!

 

 

Alla Sig.ra Emilia,

quanti sentimenti ha provato il suo cuore, e quanto lavoro hanno svolto le sue mani?

Quanto amore ha dato e quanto amore ha ricevuto in Cento Anni, mentre il mondo cambiava sempre di più?

C’è una frase di uno scrittore francese, Marc Levy, che mi piace moltissimo e che vorrei dedicarle: “le rughe della vecchiaia formano le più belle scritture della vita, quelle sui quali i bambini imparano a leggere i loro sogni”.

Sono le persone tanto forti da superare un traguardo importante come quello che Lei ha superato oggi, cara Emilia, le persone che possono guidare tutti noi più lontano.

Da parte mia e di tutta la Città di Cerveteri, i più sinceri Auguri.

 

 

Cento volte evviva, ancora cento volte grazie.

Grazie di avermi cresciuto con l’affetto di cui sei capace.

10 agosto 2014.

Chi potrà dirlo?!

Buon compleanno, nonnetta.

 

 

 

23 agosto 2014

 

Di sera, ancora sul far della sera, ritroverò mia nonna, se è vero che il giorno affoga Ofelia in piena luce senza preoccuparsi di muovere un dito.

Sì, anche ieri sera, come tutte le sere, ho messo a letto mia nonna.

Sì, ho una nonnetta anch’io, che ha compiuto cento anni.

Prima di spegnere la luce, poi, mi sono fermato a guardarla.

Era lì, sotto le lenzuola, il capo poggiato sui cuscini e l’espressione serena, limpida.

Mi sono avvicinato per farle ancora una carezza. A 100 anni non ci sono più progetti. Si vive di attimi, di momenti. E quei momenti sono dignitosi quando incontrano la manifestazione dei nostri sentimenti. Una carezza ancora, allora, nonna. Una carezza prima di dormire.

Nonostante ci veda oramai quasi niente, un occhio già precipitato nel buio e l’altro che lo segue senza freno, capisco che mi “vede” benissimo. Ha lo sguardo limpido, commosso. Allora via piano le lenzuola, un braccio sotto la schiena, l’altro sotto le gambe e via, la aiuto a mettersi seduta. Una donna nella culla delle braccia del nipote. Mi alzo Prendo uno yogurt dal frigo. Lo apro. Mi siedo accanto. Sponda del letto.

In assoluto silenzio, le metto il vasetto in una mano e guido l’altra sul cucchiaino. Senza dire una parola, lei piega un po’ la testa fino a carezzare la mia spalla, è un “grazie”. Poi pensa al suo yogurt.

Passa così la serata, tra un cucchiaino e l’altro, lento, commisurato ai suoi tempi, cui si affezionano i miei.

Grazie. Grazie nonna per insegnarmi qualcosa ancora. Certi silenzi sono pieni di parole, è vero, e non bisogna arrivare dall’altra parte del mondo per vivere una vita pienamente. Ognuno ha il suo percorso e il mio è segnato qui, su questo letto, vicino a te che mangi nel silenzio della notte. Sì, finché ci sarai avrò una ragione per non andarmene anch’io, per non scappare da questo paese come hanno già fatto in molti.

Buonanotte cara.

“Il sorriso di Emilia”, di Federico Caramadre Ronconi; Hermes Edizioni
www.ilsorrisodiemilia.it

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