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Come sarebbe bello festeggiare insieme i tuoi cento anni nonna.

A dispetto di tutto. A dispetto di tutti quei fantocci che ho incontrato sulla nostra strada, così apparentemente comprensivi eppure così inutili, che si arrendono prima ancor prima davanti a te, ai tuoi anni, alle loro carte citate in punta di diritto, neanche fossero minacciati da un plotone d’esecuzione. Ofelia affogherà, i tristi presagi sono a carico di questi loschi figuri, che di solito siedono dall’altra parte di una scrivania.

No, mia cara Emilia, non si può guardare continuamente al bicchiere mezzo vuoto. Ci sono delle occasioni che vanno vissute festeggiando. Tu sei questa. Lo è la tua vita.

Ofelia guarda al cielo arresa. Lo fa in pieno giorno, sotto la luce. Senza nascondersi si lascerà morire. Allora guardo alla notte delle stelle con speranza. Accarezzo l’idea di un altro corso degli eventi. Immagino un giorno diverso, 10 agosto 2014, il giorno in cui festeggeremo i tuoi cento anni. E saranno cento se non ci arrendiamo, nonna.

Il 10 agosto 1914 nasceva Emilia, che questa notte, circondata dall’affetto di familiari e amici, ha soffiato sulle sue cento candeline. Te lo immagini anche tu?

È vero, prima d’essere un piacere, condividere con gli altri un momento così è un privilegio. A 100 anni devi averne sopportate di ogni sorta, devi averne viste di tutti i colori, devi aver avuto più volte il coraggio di non lasciarti andare sotto l’acqua pesante che sta bagnando Ofelia, portando gelo e umidità fin dentro le sue ossa.

Sarà il popolo e il paese o saranno i tuoi amici cari, chi festeggia un centenario è fortunato tre volte, ma non chiedermi perché, lo sai da te sola.

Lo sanno gli amici vicini, che con il loro calore hanno partecipato a un momento di storia familiare e pubblica e intimissima allo stesso tempo. Lo sanno i congiunti, che conoscono la tua storia personale di donna solare e risoluta, che da vicino e da lontano rendono merito al tuo percorso di vita, spendendo parole inattese a conferma di una sincera testimonianza d’affetto.

Bene lo sa il Principe Ruspoli, che ha voluto portarti di persona i suoi omaggi.

Bene lo sa il Sindaco della cittadina che ti ospiterà per questa ricorrenza speciale, che tra i tanti, ti dedicherà un pensiero.

Sì, nonna Emilia, ci sono occasioni che richiedono un tributo.

È un dovere morale.

Allora ti dirò mille volte grazie, Emilia. Grazie d’essere arrivata fin qui. Grazie per non esserti annoiata. Sì, perché i vecchi muoiono d’inedia, non per vecchiaia. Sì, i vecchi muoiono per abbandono, i vecchi. I vecchi muoionno di noia.

Il mio paese è oro, il mio paese si chiama Italia.

Il mio cuore è di Ofelia, Ofelia è il mio oro.

L’Italia sorride, l’Italia è lì.

Ofelia, mentre sorride, sta affondando.

E tu, tu sei qui, sarai qui sempre con me.

La sera dovrò metterti a letto, prendermi cura di te, farti mangiare, darti le medicine giuste, un sorso d’acqua e baci, sì, tanti baci, che se arrivi a cent’anni ogni giorno è un giorno straordinario e degno di baci, carezze e abbracci e starti vicino sarà una fortuna e un privilegio.

Allora, prima di andare a dormire, prima della buonanotte, ti toglierò la dentiera, lo chiederò a te, ti aiuterò a farlo. Senza protesi sarai vecchietta ma sarai ancora bellissima e il tuo viso dolce sembrerà sorridere, il sorriso stampato sul viso, il sorriso di Emilia, il tuo, quello dei tuoi anni, dei tuoi affetti, della tua vita accanto a me e delle tue giornate serene. Allora il tuo sorriso sembrerà illuminarsi d’improvviso, il tuo sorriso sdentato, il sorriso di Emilia.

“Il sorriso di Emilia”, di Federico Caramadre Ronconi; Hermes Edizioni
www.ilsorrisodiemilia.it

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