Lunedì 20 settembre, l’incidente

 

Una telefonata mi avvisa che mia nonna sta per essere ricoverata in un ospedale di provincia, a causa di un trauma.

Ipotesi: frattura al femore.

Sono molto lontano dall’ospedale e dai familiari.

Risolta l’urgenza, ricarico i telefoni di tutta la famiglia.

 

 

Martedì 21 settembre e la ricerca di un chirurgo

 

Il dottor TizioCaio è il primario di ortopedia, ma mio zio dice che il dottore con cui parlare, quello che tiene le fila, è un altro, un giovane NomeCognome di cui non mi vogliono dare i riferimenti perché c’è la privacy. Non c’è neppure il buonsenso.

Cerco coso su internet, trovo quello che non mi danno.

Contatto un amico chirurgo che conosco.

Sms: “amico mio, ti ho mandato un’email. Il dottor Nome Cognome è il referente di ortopedia. È giovane. Ecco il telefono. Domani è di turno. E il numero di centralino dell’ospedale”.

 

 

Mercoledì 22 settembre

 

Il chirurgo mi chiama.

Devo capire cosa fare, se spostarla in un altro ospedale o meno.

O meno. Data l’età.

 

 

Giovedì 23 settembre

 

Mi confronto con l’amico chirurgo.

Sms. “Ho parlato con tale Tizio, anestesista. Mi dice che il quadro clinico è ok. Ha messo in programma l’intervento per domani. Aggiunge che non hanno posti liberi in terapia intensiva e chiede il nostro consenso a intervenire. Mi pare un passaggio formale obbligato, dunque se non ci saranno complicazioni domani finalmente l’operazione”.

Ricevo un sms dal mio caro amico chirurgo ortopedico.

Sms. “Ok. Fammi sapere domani dopo l’intervento: eventualmente posso parlare con chi l’avrà operata. Un abbraccio”.

Nel frattempo sono obbligato a cercare qualcuno che mi possa sostituire al lavoro. Sostituire.

 

 

Venerdì 24 settembre, l’intervento

 

L’operazione ha avuto successo. Hanno inserito nel femore un chiodo endomidollare con vite. Con questo sistema, a causa di una diastasi, la ripresa sarà più lenta.

Ricevo un altro sms dal mio caro amico chirurgo ortopedico.

Sms. “Che magnifica notizia! Sono contento. Fammi sapere se hai bisogno di qualcosa e comunque tienimi informato sull’andamento delle cose. Ti abbraccio”.

Ore 17.25. In ospedale: finalmente nonna si assopisce.

Dormi, piccoletta. Dormi.

 

 

Sabato 25 settembre

 

Nonna ha mangiato e ha chiesto “un goccetto di vino”. Un buon segno.

La notizia mi è stata data con un sorriso da mia sorella, che si alterna con me nell’accudirla.

Significa che la nonna ha voglia di vivere.

Deve restare a letto, senza fisioterapia. Vorrebbe alzarsi.

 

 

Domenica 26 settembre

 

Si è svegliata nonna? Che dice?

Il pensiero: ossa franate sotto il peso degli anni.

La domenica è di festa. Non le fanno niente: né terapie, né analisi. Domenica molti medici sono a riposo. È la prassi. I servizi non ci sono. Inizio a pensare che se non partiranno subito con le mobilizzazioni si potrà indebolire. Un guaio verticale, data l’età.

 

 

Lunedì 27 settembre

 

Nel frattempo il lavoro previsto dalla mia agenda salta. Irreparabilmente.

La terapia non può iniziare. Ancora no. Non ci sono abbastanza medici neppure nei giorni feriali. Ho parlato con la caposala: il chirurgo che l’ha operata non c’è e non ha lasciato indicazioni. Complimenti! Nessuno vuole prendersi la responsabilità di iniziare una qualche terapia. Resta sul letto. Ferma. Allettata. Immobile.

Penso sia meglio portarla altrove.

Deve firmare se vuole farla uscire, dicono.

Firmo.

Deve occuparsi lei del trasporto.

Come?

Con un’ambulanza.

Cerco l’ambulanza.

 

 

Martedì 28 settembre

 

Trasferimento presso una casa di riabilitazione.

Carte di dimissioni, ambulanza, strade di provincia, carte di accettazione, visita, attesa, mia nonna dà i numeri, fatemi scendere, sento dolore, dolore.

Qui dovranno farle la fisioterapia. Finalmente.

Orari di ricevimento dei familiari: la mattina dalle 11 alle 12.30. Il pomeriggio, se i pazienti sono in corsia, si riceve dalle 16 alle 18, se sono in palestra, l’orario per le visite è dalle 15.30 alle 17.45. Come saperlo? Non si sa.

Sono passato dall’assenza di cartelli dell’ospedale, all’abuso di cartelli della casa di cura.

Curatela.

“Il sorriso di Emilia”, di Federico Caramadre Ronconi; Hermes Edizioni
www.ilsorrisodiemilia.it

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